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Perchè studiare la macroeconomia?

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Autore: Anna Maria Variato

Il testo che segue non è un manuale, ma un ausilio di supporto indirizzato prevalentemente agli studenti che si accostano per la prima volta alla macroeconomia. L’esposizione dei concetti è pertanto tendenzialmente didascalica e volta a richiamare l’attenzione sugli aspetti che, a parere di chi scrive, non devono essere trascurati al fine di giungere ad una corretta comprensione della materia. Anche i docenti possono tuttavia trovare elementi di riflessione, soprattutto se interessati a valutare eventuali punti di contatto con la propria esperienza didattica.

La comprensione del saggio non richiede, in generale, un bagaglio di conoscenze tecniche: il linguaggio utilizzato mira ad adattarsi a neofiti dell’economia, spingendosi ad adottare esemplificazioni concrete, laddove i concetti potessero apparire particolarmente ostici. D’altro canto, la complessità insita nella macroeconomia, non consente sempre e comunque di prescindere dall’utilizzo di un linguaggio sofisticato. In questi casi, pur privilegiando sempre l’obiettivo di garantire al lettore la corretta intuizione dei concetti in esame, ed eventualmente sacrificando il rigore semantico che sarebbe richiesto in un testo accademico, è stata adottata una scelta di compromesso. Il lettore viene infatti rinviato all’approfondimento del significato dei termini che pur essendo utili, non hanno diretta pertinenza con la trattazione.  
     La struttura del testo e le tesi in esso contenute, pur sollevando problemi relativi alla didattica che potrebbero avere in linea di principio rilevanza generale, si applicano al contesto specifico della macroeconomia. In effetti, la tesi cruciale qui sostenuta è che il cattivo rapporto degli studenti con la macroeconomia sia da ricondurre ad un difetto di comunicazione con gli insegnati, il quale a sua volta è generato da fattori generali tanto endogeni (per esempio il fatto che i docenti siano di norma economisti abituati al dibattito accademico), quanto esogeni (fra cui riduzione e/o concentrazione delle ore di insegnamento), ma anche da fattori specifici (quali l’imprescindibilità di considerazioni metodologiche in relazione alla natura sistemica della materia).
     L’attuale contesto didattico prevede che al termine di un corso standard di fondamenti di macroeconomia (articolato su un periodo di circa 45 ore di lezione frontale nelle facoltà di Economia), nel migliore dei casi, gli studenti acquisiscano una comprensione della visione ortodossa dominante, arricchita da alcuni elementi di analisi critica derivanti dall’esistenza di approcci alternativi all’interpretazione del funzionamento del sistema economico. D’altro canto l’odierna struttura dei manuali più diffusi ed adottati tende a produrre l’idea che (al meglio) nella storia della macroeconomia si siano fronteggiate due scuole, quella classica e quella keynesiana, che hanno goduto di alterne fasi di popolarità. Spesso, la dialettica insita nell’evoluzione della disciplina viene rinviata a corsi successivi a quello di base. Il rischio maggiore connesso a questa scelta espositiva è che chi si accosta ad essa per la prima (e forse unica) volta non ne colga la complessità e conseguentemente non ne apprezzi in modo adeguato l’importanza. Assai più spesso di quanto accada per la microeconomia, lo studente di macroeconomia si accosta alla materia per necessità, e successivamente continua a considerarla astratta e lontana dalla realtà che sperimenta quotidianamente.
     Lo scopo delle pagine che seguono è perciò quello di stimolare gli studenti ad un approccio critico nei confronti della macroeconomia, nella speranza che ciò possa ravvivare l’interesse per temi che solo all’appa-renza non incidono sulla sfera individuale.
     La trattazione si articola in quattro capitoli, la cui sequenza di lettura può essere eventualmente modificata, senza precluderne radicalmente la comprensione. Il primo capitolo tenta di offrire una panoramica delle ragioni per cui può nascere un cattivo rapporto con la macroeconomia, ed analizza tanto le ragioni degli studenti, quanto quelle degli insegnanti. Per il suo contenuto è il capitolo che potrebbe apparire più oscuro ai neofiti della macroeconomia, ma alla prima lettura, dovrebbe essere utilizzato solo per comprendere le motivazioni che portano agli enunciati dei capitoli successivi. Il secondo ed il terzo capitolo sono “tecnici” e propongono le varie argomentazioni che si collegano all’esame del quesito: «Perché studiare la macroeconomia? ». Anzitutto, si analizzano aspetti metodologici e definitori, e successivamente si passa alla disamina di contenuti specifici alla macroeconomia. Anche in questo caso, si consiglia la lettura di questi capitoli all’inizio del corso, ma una compiuta comprensione degli stessi, è probabile possa avvenire solo successivamente. Considerazioni di sintesi e prospettiva chiudono il saggio nel capitolo quarto.

 

 

Chi siamo

L’associazione culturale “Risorse”, il cui sottotitolo è “per capire meglio l’economia”, intende rispondere a questa crescente aspettativa dei cittadini, che, di fronte a una crisi prolungata, avvertono la necessità di comprendere davvero. Non si tratta quindi di soddisfare soltanto un bisogno puramente culturale, bensì anche vitale.

 

Con le nostre iniziative offriremo un percorso culturale in materia socio economica, rivolto a cittadini non specialisti I tempi ci paiono maturi per rendere più accessibile e “democratico“ il sapere economico. Così potrà uscirne valorizzato anche il senso di “cittadinanza”.

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