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15 November 2017

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L’infosfera sta trasformando il mondo

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Autore: Francesco Cancellato

Intervista al giornalista del Corriere della Sera, in libreria col saggio “Nel Paese dei disuguali”: «Economisti e sociologi hanno paura di letture complesse e peculiari: la lettura americana della crisi qua non funziona. La sinistra? Ha ucciso l’utopia, oggi il dibattito è tutto a destra»

Dario Di Vico ha scritto un libro sulla complessità. In un’epoca tagliata a fette spesse, fatta di interpretazioni semplicistiche, “Nel Paese dei disuguali” (Egea, 2017), è un saggio, fatto di tante storie intervallate da contrappunti interpretativi, che più che dell’Italia parla di come si leggono – si dovrebbero leggere – i fenomeni complessi. Dentro non ci troverete questioni meridionali e settentrionali, generazionali o di genere. Piuttosto fenomenologie che sfuggono ogni volta a una definizione o un’interpretazione univoca: «Io odio la cultura preconfezionata delle slide – spiega lo stesso Di Vico a Linkiesta -. È il tentativo di semplificare la realtà, di ricondurre la complessità a fenomenologie facilmente riconoscibili. Disuguaglianza compresa, che non è solo un fenomeno economico. Dentro c’è un mutamento sociale, una riluttanza nei confronti della politica e della democrazia, una molteplicità di fattori anche in contraddizione l’uno con l’altro, che meritano di essere raccontati».

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Autore: Giovanni Boccia Artieri

Descrivere le trasformazioni del presente è sempre un’attività particolarmente complessa. Lo è perché siamo immersi all’interno della mutazione, perché siamo parte di quell’evoluzione che caratterizzerà il nostro futuro. Ma lo è anche perché ci mancano spesso le parole per descrivere la trasformazione e quelle che usiamo si riferiscono a una semantica costruita sul tempo passato che tenta di afferrare “ciò che sarà” in tutta la sua inadeguatezza. E non si tratta di gettare la basi per la futurologia ma di avere gli strumenti per leggere e dire quello che ci sta attorno, per descrivere come le tecnologie della comunicazione e dell’informazione ci stanno cambiando, così in profondità da produrre un modo diverso di pensare a noi stessi.

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Autore: Jurgen Habermas

la Repubblica, 28 ottobre 2017. «L’Unione non è sinonimo di noia né di burocrazia Ma per salvarla va riformata». Un appello che il grande filosofo tedesco rilancia, auspicando che anche negli altri stati europei si affermino leader di statura analoga a quella del francese Macron.

Per Walter Benjamin la capitale dell’Europa era Parigi; per l’ironico e ostinato Robert Menasse dovrà essere Bruxelles. In questo modo il vincitore del Deutscher Buchpreis (premio letterario tedesco) formula un’esile speranza, temperata da una storiella divertente su una serata trascorsa con un giornalista tedesco in un fumoso caffè della capitale belga. Menasse racconta che il giornalista, dopo aver redatto un articolo per il suo giornale di Francoforte dalla lontana galassia di Bruxelles, se lo vide rimandato indietro con un’annotazione: «Non raccontare cose così complicate. Scrivi solo quanto costerà di nuovo a noi tedeschi».

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Autore: Francesco Daveri

Nella legge di bilancio la riduzione del deficit arriva attraverso un calo di spesa superiore a quello delle entrate. Se resisterà agli assalti alla diligenza, il governo Gentiloni varerà una manovra piccola ma significativa, con il pregio di essere poco elettorale.

Arriva la legge di bilancio
Il Documento programmatico di bilancio (Dpb) che il governo ha inviato a Bruxelles incorpora gli effetti finanziari delle singole misure previste nella legge di bilancio (ancora non nota nei dettagli). In gergo, il Dpb descrive la manovra lorda, poiché contiene la lista degli interventi di bilancio che portano a maggiori o minori entrate e a maggiori o minori uscite. Il Def di aprile e la sua nota di aggiornamento di settembre indicavano la manovra netta, cioè gli obiettivi di deficit e debito per il triennio successivo. È sulla base di questi documenti che la Commissione europea giudica la qualità della finanza pubblica di tutti i paesi Ue.

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Autore: Sergio Benvenuto

Fonte: doppiozero.com

i diffondono libri e saggi in cui si brinda al fallimento del neoliberalismo. Per neoliberalismo si intendono sia le politiche thatcheriano-reaganiane adottate in molti paesi, sia certe dottrine liberali del secolo scorso, come l’ordoliberalismo tedesco o il liberalismo austriaco (L. von Mises, F.A. von Hayek) o quello americano (scuola di Chicago). Si intende insomma sia una certa governance politica affermatasi dagli anni ‘80 in poi, sia teorie economiche, filosofiche in senso lato, che starebbero alla base di questa governance. 
Uno degli ultimi interventi in questo senso è opera di un filosofo, Massimo de Carolis, Il rovescio della libertà, che ha per sottotitolo Tramonto del neoliberalismo e disagio della civiltà (Quodlibet). De Carolis intende dimostrare che il neoliberalismo è fallito non con argomenti economici o sociologici, ma piuttosto filosofici speculativi. Anche se de Carolis evoca dati di fatto economici e sociali. 

Chi siamo

L’associazione culturale “Risorse”, il cui sottotitolo è “per capire meglio l’economia”, intende rispondere a questa crescente aspettativa dei cittadini, che, di fronte a una crisi prolungata, avvertono la necessità di comprendere davvero. Non si tratta quindi di soddisfare soltanto un bisogno puramente culturale, bensì anche vitale.

 

Con le nostre iniziative offriremo un percorso culturale in materia socio economica, rivolto a cittadini non specialisti I tempi ci paiono maturi per rendere più accessibile e “democratico“ il sapere economico. Così potrà uscirne valorizzato anche il senso di “cittadinanza”.

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