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Autore: Andrea Terzi

Il fulcro di un’unione monetaria – e di ogni economia – è il sistema dei pagamenti.  I saldi Target2 si limitano a registrare i movimenti della “moneta della banca centrale” nell’Eurosistema. Così non possono essere fonte di instabilità. Qualunque sia la loro dimensione.

 

Pagamenti bancari e moneta della banca centrale

Se per accertare il buon esito di un pagamento bancario è sufficiente dare un’occhiata ai movimenti sul conto corrente, la sua puntuale esecuzione è resa possibile da una più complessa operazione di regolamento tra la banca del pagante e quella del beneficiario. L’operazione richiede il buon funzionamento di quello che è il nocciolo duro di ogni economia e, in particolare, di un’unione monetaria: il sistema dei pagamenti.

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Autore: Andrea Terzi

Gran parte dell’allargamento del saldo Target2 della Banca d’Italia si spiega con gli effetti del Quantitative easing. Non nasconde dunque una fuga dal debito italiano. Se uscissimo dall’euro dovremmo ripagarlo? I problemi da affrontare sarebbero ben più complessi di quelli legati al suo rimborso.

 

Target2 di Banca d’Italia e Bundesbank

Si è acceso un vivace dibattito in seguito alla pubblicazione della risposta di Mario Draghi a due europarlamentari che, nell’ambito delle loro prerogative, avevano domandato alla Banca centrale europea una spiegazione dell’allargamento dei saldi Target2, una valutazione delle conseguenze e come sarebbero regolati i saldi nell’eventualità in cui un paese lasciasse l’unione monetaria.
Non è la prima volta che il tema, squisitamente tecnico, suscita preoccupazioni e affanni. La questione ricorrente è se l’ampliarsi delle differenze tra i saldi dei vari paesi nasconda un rischio crescente che qualcuno alla fine dovrà pagare. In quello negativo e in crescita della Banca d’Italia qualche osservatore ha ritenuto di vedere l’indizio di una massiccia fuga di depositi e di una imminente crisi bancaria nel nostro paese. Ma come stanno veramente le cose?

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Di questi tempi si discute tantissimo di riforma della nostra Costituzione, delle ragioni del SÌ e di quelle del NO. Purtroppo resta fuori campo il problema più grave che abbiamo in Costituzione, ovvero l’articolo 81 così come fu modificato nell’aprile del 2012, su richiesta, sarebbe meglio dire, dietro fortissime pressioni, della Commissione Europea e della Germania, per vincolare anche il nostro Paese al Fiscal compact.

Anticipo quello che penso di dimostrare in queste pagine: in Costituzione abbiamo, con i due nuovi primi commi dell’art. 81, un meccanismo con cui si negano di fatto i principi sanciti dagli articoli 1, 3 e 4 del nostro dettato costituzionale, ovvero il diritto al lavoro e l’obbligo a perseguire con la politica economica l’obbiettivo della piena occupazione. E si badi bene, questi articoli appartengono ai principi fondanti l’intera impalcatura costituzionale. A mio avviso quei due commi sono incostituzionali, sebbene stiano in Costituzione.

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Con la scheda offro alcuni dati sul quadro macroeconomico tedesco e sulla sua dinamica. In essi si rispecchiano le scelte di politica economica fatte in Germania da dopo la riunificazione e dall’introduzione della moneta unica. I dati sono scelti soprattutto in base alla loro rilevanza per il commercio estero tedesco in generale, verso l’eurozona in particolare.
Nei paragrafi da I a VI troverete soprattutto dati. Negli ultimi due (VII e VIII) azzardo alcune stime sull’impatto della politica economica tedesca sia sulla manifattura che sull’occupazione in Germania e nell’ Eurozona. I dati e le stime mi portano a concludere che siamo di fronte ad un mercantilismo competitivo aggressivo e senza dubbio pernicioso per l’integrazione europea.

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Chi siamo

L’associazione culturale “Risorse”, il cui sottotitolo è “per capire meglio l’economia”, intende rispondere a questa crescente aspettativa dei cittadini, che, di fronte a una crisi prolungata, avvertono la necessità di comprendere davvero. Non si tratta quindi di soddisfare soltanto un bisogno puramente culturale, bensì anche vitale.

 

Con le nostre iniziative offriremo un percorso culturale in materia socio economica, rivolto a cittadini non specialisti I tempi ci paiono maturi per rendere più accessibile e “democratico“ il sapere economico. Così potrà uscirne valorizzato anche il senso di “cittadinanza”.

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