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MILANO - Certo i numeri sono ancora esigui: troppo esigui, volendo fare un appunto. Ma se tutto il comparto creditizio italiano avesse una crescita di raccolta e di crediti come quella di Banca Etica, e un'incidenza quasi nulla delle sofferenze su prestiti, si potrebbe essere più ottimisti per l'Italia: e ciò al di là di ogni considerazione "etica" rispetto all'attività finanziaria, che pure ha la sua importanza.

Nei conti chiusi nel primo semestre 2018 la piccola popolare con sede a Padova conferma le tendenze degli ultimi tempi: l'utile netto ha superato 3 milioni di euro dopo prestiti saliti del 5% a 882 milioni, raccolta diretta del risparmio a 1.455 milioni (+5,9% rispetto a fine 2017), raccolta indiretta tramite i fondi Etica sgr di 588 milioni (+2,6%), sofferenze nette su impieghi netti allo 0,8%, contro una media del sistema bancario nazionale più che tripla, pari al 2,84% (dato di fine maggio). L'indice di patrimonializzazione Cet 1 ammonta all'11,87%, per un capitale sociale di circa 66 milioni di euro.

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Banca Etica è il primo istituto creditizio in Italia la cui attività e i cui obiettivi si ispirano ai principi della Finanza Etica, intesa come strumento trasparente di gestione del risparmio, finalizzato allo sviluppo dell’economia civile, solidale e responsabile.

Le prime esperienze di Finanza Etica in Italia sono rappresentate dalle M.A.G. (Mutue per l’Autogestione), operative dagli anni ’80: il loro obiettivo era, ed è, quello di realizzare e sviluppare un sistema di raccolta e impiego del risparmio tra soci, privilegiando chi si trova in situazioni di difficoltà o propone progetti con finalità sociale.

Alcuni interventi legislativi, che negli anni ’90 rallentarono lo sviluppo delle Mag, spinsero i soggetti promotori a rivedere sia la loro operatività sia a interrogarsi su possibili evoluzioni future; per alcune Mag, tra le quali Ctm-Mag (che si occupava del finanziamento al Commercio Equo-solidale), questo fu di stimolo per farsi promotrici di un progetto di Finanza Etica che, coinvolgendo anche il Terzo Settore, avrebbe portato alla costituzione della prima banca italiana avente come scopo il sostegno di un modello di sviluppo attento ai bisogni dell’uomo e dell’ambiente.

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Autore: Massimo Amato
Fonte: LINKiesta

Il rilievo penale di ciascuna delle azioni intraprese dal sindaco di Riace, Mimmo Lucano, sarà valutato, in modo (non dubitiamo) competente nelle sedi opportune, in tempi (speriamo) altrettanto opportuni. Il rilievo politico di queste stesse azioni è invece immediatamente valutabile e discutibile. Ed è quello che effettivamente avviene.

Fra queste azioni, una in particolare mi interessa discutere qui, quella relativa alla “moneta locale”. Lucano ha deciso, oramai dieci anni fa, di “battere moneta”: più precisamente, Lucano ha messo in piedi un sistema di voucher cartacei spendibili presso gli esercenti del territorio del Comune, e da questi ultimi convertibili in euro entro un tempo predeterminato con una copertura al 100% con i fondi stanziati a favore del Comune dallo Sprar.

Lucano è già stato indagato a questo proposito l’anno scorso. Le ipotesi di reato erano concussione e truffa, giacché la conversione della moneta locale in euro promessa ai commercianti sulla base dei fondi Sprar non sarebbe avvenuta pienamente o non sarebbe avvenuta per tempo...

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Autore: Marco Ruffolo
Fonte: La Repubblica

C'è una ragione più profonda dell'anti-piddismo che ha convinto una parte della sinistra a disertare domenica scorsa la pur riuscita manifestazione del Partito democratico a Roma, la prima contro l'esecutivo pentaleghista. Ed è che in realtà la manovra annunciata dal governo non dispiace affatto a quella sinistra, che anzi vi scorge il primo successo di una sfida venuta da lontano, la Guerra Santa ai governi dell'austerità. Quel guanto di sfida del 2,4% lanciato in faccia ai tecnocrati di Bruxelles non può infatti non rievocare il coraggio della rivoluzione keynesiana contro l'ortodossia neoclassica...

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Autore: Massimo Bordignon
Fonte: lavoce.info

Nella Nadef 22 miliardi in più di deficit. Per disinnescare l’aumento dell’Iva e cominciare a rispettare le promesse della maggioranza. Ma la spesa in più arriva a 40 miliardi. E ciò presuppone una rapida crescita del Pil. Sostenibile? I dubbi dei mercati. E dell’Europa.

Le anticipazioni sulla manovra di bilancio contenute nella Nadef (Nota di aggiornamento al Def) stanno creando un intenso dibattito nel paese e acuito il livello di scontro tra governo italiano e Commissione europea. Quest’ultima, pur riservandosi un giudizio complessivo al momento in cui verrà presentata la legge di bilancio, ha già chiarito che i numeri presentanti nella Nadef rappresentano una deviazione significativa dagli obiettivi pattuiti dall’Italia nel luglio di quest’anno, preludio all’apertura di una procedura di infrazione. Il governo ribatte che il disavanzo è funzionale ad una ripresa dell’economia e che consentirà una più rapida riduzione del rapporto debito su Pil. Chi ha ragione e chi ha torto? E perché mai il deficit previsto dell’Italia nel 2019 non va bene alla Commissione e quelli degli anni passati sì?

I numeri della Nadef
Con la Nadef , il governo propone in sostanza un peggioramento del disavanzo per il 2019 dall’1,2 per cento del Pil ora previsto al 2,4. Si tratterebbe di circa 22 miliardi di deficit addizionale. Con questi soldi il governo intende, in primo luogo, azzerare l’aumento dell’Iva previsto dalla clausole di garanzia (per 12,7 miliardi). In secondo luogo, cominciare a rispettare la lunga lista di promesse che i due partiti di maggioranza hanno fatto durante la campagna elettorale. E dunque reddito di cittadinanza (9 miliardi più 1 per i centri per l’impiego), revisione della legge Fornero (7 miliardi); “flat tax”, cioè l’estensione del regime forfettario alle partite Iva(2 miliardi); indennizzi per i “truffati dalle banche” (1,5 miliardi); rafforzamento forze di polizia (1 miliardo); investimenti addizionali (4 miliardi). È anche prevista una riduzione (dal 24 per cento al 15) dell’imposta sulle società per gli utili reinvestiti, ma questo è almeno in parte compensata dall’abolizione dell’Ace, una facilitazione preesistente che mirava al rafforzamento patrimoniale delle imprese, e dell’Iri, l’imposta sul reddito imprenditoriale.

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Chi siamo

L’associazione culturale “Risorse”, il cui sottotitolo è “per capire meglio l’economia”, intende rispondere a questa crescente aspettativa dei cittadini, che, di fronte a una crisi prolungata, avvertono la necessità di comprendere davvero. Non si tratta quindi di soddisfare soltanto un bisogno puramente culturale, bensì anche vitale.

 

Con le nostre iniziative offriremo un percorso culturale in materia socio economica, rivolto a cittadini non specialisti I tempi ci paiono maturi per rendere più accessibile e “democratico“ il sapere economico. Così potrà uscirne valorizzato anche il senso di “cittadinanza”.

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