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Autore: Paolo del Forno

Fonte: industriaitaliana.it

Nell’ hub bergamasco diretto da Salvatore Majorana Experis Academy realizzerà corsi di alta formazione in cyber security, big data analytics, engineering, automazione e IT. Con Manpower e Confindustria Bergamo sono della partita ABB, Brembo, Dallara, Avanade, Hitachi, Hpe, Microsoft e Oracle.
 
«L’innovazione sta mettendo il turbo». Queste parole di Stefano Venturi, Corporate Vice President e ad di Hewlett Packard Enterprise in Italia rendono bene il sentimento di awareness che ha spinto i big italiani dell’ IT e dell’ automazione industriale a muoversi con decisione, autonomia e in collaborazione tra di loro, per affrontare quello che si profila all’orizzonte come un passaggio decisivo per cavalcare con successo in Italia la sfida della quarta rivoluzione industriale: la formazione, ad ogni livello, dei lavoratori che saranno “dietro” le macchine animate dalle nuove tecnologie digitali.

Sì, perché per rimanere nella competizione che si gioca in ambito globale, le aziende devono accedere a skills sempre più avanzate. Skills le cui caratteristiche cambiano rapidamente e per acquisire le quali l’ Italia è in forti difficoltà. Industria Italiana si è già occupata recentemente di questa tematica con diversi articoli: ad esempio qui, parlando degli strumenti a disposizione delle Pmi per la formazione, e qui con dati, cifre e pareri sullo stato dell’ arte nazionale; a questi articoli rimandiamo i lettori che volessero approfondire il tema. Il succo è che il nostro Paese, che già si caratterizza da tempo per lo scollamento storico tra le esigenze del mercato del lavoro e quelle della formazione scolastica, rischia di non riuscire a colmare un gap nei numeri e nelle tipologie di competenze che di questi tempi si allarga sempe più rapidamente. E nel raggiungere l’ obiettivo di una nuova occupazione bisogna pensare non solo ai futuri lavoratori, ma anche al futuro degli attuali lavoratori, cioè di quelli che rischiano di essere travolti dalla disruption della trasformazione digitale. E quindi, non solo “skilling”, per dirla in termini tecnici, ma anche “reskilling”: accelerare il processo di riqualificazione e rendere più brevi i tempi di reinserimento lavorativo...

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Autore: Marco Scotti

Fonte: industriaitaliana.it

Strategie del colosso guidato da Jeff Bezos. Che ha appena aperto il nuovo centro di distribuzione di Vercelli e sta conducendo una puntuale campagna di arricchimento dei suoi supermercati elettronici, reclutando ogni tipo di produttori. E in futuro…
 
Amazon prosegue in maniera spedita con la sua strategia di espansione in Italia e annuncia la creazione, entro l’inizio del 2019, di 600 posti di lavoro a tempo indeterminato nello stabilimento di Vercelli, inaugurato a settembre dello scorso anno. Il colosso dell’e-commerce (nonchè di una serie ormai complessa ed enorme di servizi) è arrivato nel nostro paese a novembre del 2010 con l’apertura del centro di distribuzione di Castel San Giovanni (PC) cui ha fatto seguito la doppia apertura di Vercelli e di Passo Corese, in provincia di Rieti, entrambe nella seconda metà dello scorso anno. Complessivamente, Amazon dichiara di aver puntato una fiche da 800 milioni di investimenti sull’Italia, con 3.500 dipendenti assunti a tempo indeterminato che potrebbero diventare 6.500 entro l’inizio del 2021, grazie a un piano di inserimenti nel settore della logistica.

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Autore: Vito Lops

Fonte: Il Sole 24 Ore

Come possono belle notizie che riguardano le persone comuni far crollare le Borse? Come possono notizie che segnalano un’economia in crescita più del previsto far piombare Wall Street nel peggior ribasso dal 2011? Sono domande che è giusto porsi in queste ultime ore quando, sembra un paradosso, sta accadendo proprio questo. Ma prima vediamo quali sono state queste good news che si sono rivelate molto bad per le Borse e per i mercati in senso lato.

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Autore: Paolo Leon

Fonte: SinistrainRete

L’economia come scienza compiuta, quando, pur differenziate, le ricerche riposavano su un apparente solido terreno comune, è stata travolta dalla crisi iniziata a settembre 2007. Al progredire della crisi e all’assistere al “doppio tuffo” – simile nell’andamento alla crisi del 1929: il “double dip” – molti hanno scoperto Keynes, ma non le politiche di Roosevelt, che ebbero un effetto lento ma sicuro sulla ripresa. Anzi, gli economisti “standard”, che definisco pseudo keynesiani, hanno creduto che il pensiero di Keynes fosse corretto nella crisi, ma sbagliato quando la crisi si fosse risolta, abbandonando una qualsiasi logica e affidandosi a un misto di realismo e fede.

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Autore: Nicolò Bellanca

Fonte: SinistrainRete

Un’analisi del declino economico italiano che, oltre ad essere scientificamente robusta, comporta preziose indicazioni di policy per una Sinistra rinnovata, prende le mosse dall’assunzione secondo cui, nel lungo periodo, corre una relazione costante tra il saggio di crescita dell’output e il saggio di crescita della produttività del lavoro. Questa relazione è biunivoca, nel senso che ogni suo termine, nel mentre influenza l’altro, ne è influenzato. Nel caso concreto dell’Italia, sembra rilevante interpretare la relazione dal lato della domanda aggregata: è la prolungata caduta, da almeno un ventennio, della domanda interna a spiegare, in misura sostanziale, il rallentamento della produttività.

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Chi siamo

L’associazione culturale “Risorse”, il cui sottotitolo è “per capire meglio l’economia”, intende rispondere a questa crescente aspettativa dei cittadini, che, di fronte a una crisi prolungata, avvertono la necessità di comprendere davvero. Non si tratta quindi di soddisfare soltanto un bisogno puramente culturale, bensì anche vitale.

 

Con le nostre iniziative offriremo un percorso culturale in materia socio economica, rivolto a cittadini non specialisti I tempi ci paiono maturi per rendere più accessibile e “democratico“ il sapere economico. Così potrà uscirne valorizzato anche il senso di “cittadinanza”.

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