Questo sito fa uso di cookie per migliorare l’esperienza di navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’utilizzo del sito stesso. Utilizziamo sia cookie tecnici sia cookie di parti terze per inviare messaggi promozionali sulla base dei comportamenti degli utenti. Può conoscere i dettagli consultando la nostra privacy policy qui. Proseguendo nella navigazione si accetta l’uso dei cookie; in caso contrario è possibile abbandonare il sito

Ultimi Articoli

Banche, bomba da 6.800 miliardi di titoli tossici nei bilanci degli istituti tedeschi e francesi

20 December 2018

di Morya Longofonte il Sole 24 Ore Nei bilanci delle banche europee c’è una montagna di attivi e di passivi,...

Il valore di tutto

20 December 2018

di Mariana Mazzucatofonte Editori Laterza Banchieri, imprenditori, politici: tutti parlano della necessità di ‘creare valore’ per creare ricchezza. Ma cos’è...

Banca d'Italia - Finanza pubblica: fabbisogno e debito (14 Dicembre 2018)

14 December 2018

Supplementi al Bollettino Statistico | Indicatori monetari e finanziari Finanza pubblica, fabbisogno e debito Leggi l'articolo.

Banca Centrale Europea: Bollettino Economico n. 8 2018

08 December 2018

Banca Centrale Europea: Bollettino economico Il Bollettino economico BCE è pubblicato due settimane dopo ciascuna delle riunioni di politica monetaria...

Gallino: se la finanza specula l’industria muore

28 November 2018

di Mauro Ravarinofonte LINKiesta Nel 2005 con L’impresa irresponsabile il sociologo Luciano Gallino analizzava il rovesciamento della concezione olivettiana dell’impresa...

Ricerca

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva

Autore: Federico Fubini

Fonte: Corriere della Sera

Un numero enorme che rappresenta l’esposizione totale dell’economia, pari al più del triplo (225%) del Prodotto interno lordo, cioè delle ricchezze prodotte sul pianeta.

Gli incontri di primavera del Fondo monetario internazionale sono un appuntamento fisso nei quali la comunità dei banchieri, ministri e regolatori prendono il polso gli uni degli altri. Ciascuno si presenta a Washington per cercare di capire dove va l’economia mondiale e dove si nascondono le possibili insidie. Vorrà dunque pur dire qualcosa se quest’anno l’evento più discusso non sia stato un incontro pubblico, né una dichiarazione a porte chiuse di un ministro o di un banchiere centrale. È stato un post di poche pagine, apparso su un blog: a firmarlo (con una collaboratrice) è il direttore dell’Fmi per la finanza pubblica, il portoghese Vitor Gaspar. E il suo è un messaggio piuttosto allarmante espresso con il tipico distacco dell’Fmi.

Continua a leggere l'articolo.

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva

Autore: Francesco Seghezzi

Fonte: Sole 24 Ore

Che il lavoro stia profondamente cambiando è sotto gli occhi di tutti. Da anni ormai è impossibile affrontare il tema del lavoro senza declinarlo dal punto di vista della sua trasformazione che comprende diversi elementi: la tecnologia, i nuovi mercati, la demografia, il diritto del lavoro e soprattutto la crisi economica. E non si tratta solo di un dibattito dai contorni spesso politici ed ideologici, esistono migliaia di dati ed indicatori che ce lo dimostrano. Indicatori che spiegano chiaramente i cambiamenti che tutti abbiamo in qualche modo visto negli ultimi 10 anni e che probabilmente caratterizzeranno i prossimi 10. Una disamina completa è impossibile, ma si può tentare di porre l'attenzione su alcuni elementi, concentrandoci sul nostro Paese.
1. L’occupazione giovanile. Si parla spesso dei problemi dei giovani nel mercato del lavoro, complice una crisi che ha privilegiato fasce d'età più elevate. Ma si fatica a capire la portata di questi problemi. Portata che emerge con chiarezza da un dato: se nel 2007 il tasso di occupazione dei giovani tra i 15 e i 24 anni era del 24,2%, oggi è del 17,7%. Dato ancor più in caduta per la fascia 25-34 anni il cui tasso di occupazione è passato dal 70,4% al 60,8%...

Continua a leggere l'articolo.

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva

Autore: Stefano Zamagni

L’espressione “beni comuni” traduce l’inglese “commons” termine che sta a significare “beni di uso comune”. È nel corso dell’ultimo quarto di secolo che la questione dei beni comuni è letteralmente esplosa a livello mondiale, anche se va ricordato che la prima riflessione in ambito economico-scientifico sul tema risale al 1911, quando l’economista americana Katharine Coman pubblica sull’American Economic Review un saggio in cui viene affrontata la questione dei modi di gestione dell’acqua. Ma i tempi non erano ancora maturi perché si percepisse la rilevanza del problema che la Coman aveva sollevato; il che spiega perché tale saggio rimase per parecchi decenni pressoché ignoto negli ambiti accademici. I nodi sono giunti al pettine nell’ultimo ventennio, quando è divenuta ai più chiara che la questione di beni quali: aria, acqua, clima, sementi e fertilità della terra, conoscenza, biodiversità, cultura, bande dell’etere, fiducia, sta ponendo una sfida inedita per il futuro dell’umanità. La stessa crisi economico-finanziaria scoppiata negli USA nel 2007 e poi diffusasi per contagio in Europa ha, in una certa misura, a che vedere con la problematica dei beni comuni. È un fatto, ormai da tutti riconosciuto, che la produzione e riproduzione di questi beni, essenziali per l’ordine sociale, pone una sfida seria all’intero assetto istituzionale, a cominciare dal livello costituzionale. I beni comuni esistono da sempre, ma è solo di recente che si è finalmente presa coscienza di ciò che costituisce la loro essenza, che è quella di costituire il “limite” non tenendo conto del quale si consuma la “tragedia”.

Continua a leggere l'articolo.

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva

Autore: Antonio Massarutto

Fonte: lavoce.info

l premio Nobel a Elinor Ostrom riconosce l’importanza di aver ipotizzato l’esistenza di una terza via tra Stato e mercato. Quella di Ostrom è una teoria complessiva che identifica le condizioni che devono valere affinché una gestione “comunitaria” possa rimanere sostenibile nel lungo termine. Una lezione di particolare importanza oggi a proposito dei beni collettivi globali, come l’atmosfera, il clima o gli oceani. Ma molto significativa anche per l’attuale crisi finanziaria, che si può leggere come il saccheggio di una proprietà comune: la fiducia degli investitori.
 

Uno dei dogmi fondativi della moderna economia dell’ambiente è la cosiddetta “tragedy of the commons”, risalente a Garrett Hardin. Secondo questa impostazione, se un bene non appartiene a nessuno ma è liberamente accessibile, vi è una tendenza a sovrasfruttarlo. L’individuo che si appropria del bene comune, deteriorandolo, infatti, gode per intero del beneficio, mentre sostiene solo una piccola parte del costo (in quanto questo costo verrà socializzato). Poiché tutti ragionano nello stesso modo, il risultato è il saccheggio del bene. Analogamente, nessuno è incentivato a darsi da fare per migliorare il bene, poiché sosterrebbe un costo a fronte di un beneficio di cui non potrebbe appropriarsi che in parte.

UNA TERZA VIA TRA STATO E MERCATO

Il ragionamento di Hardin partiva dall’esempio delle enclosures inglesi, precondizione della Rivoluzione industriale. La recinzione delle terre comuni, in questa visione, costituiva il necessario presupposto di una gestione razionale ed efficiente: mentre in regime di libero accesso il pascolo indiscriminato stava portando alla rovina del territorio, il proprietario privato, in quanto detentore del surplus, aveva l’interesse a sfruttare il bene in modo ottimale e a investire per il suo miglioramento.
Quando non vi sono le condizioni per un’appropriazione privata, deve essere semmai lo Stato ad assumere la proprietà pubblica. Solo i beni così abbondanti da non avere valore economico possono essere lasciati al libero accesso; per tutti gli altri occorre definire un regime di diritto di proprietà privato o pubblico.
Il merito di Elinor Ostrom è stato quello di ipotizzare l’esistenza di una “terza via” tra Stato e mercato, analizzando le condizioni che devono verificarsi affinché le common properties non degenerino. Ostrom prende le mosse dal lavoro di uno di quei precursori-anticipatori, troppo eterodossi per essere apprezzati nell’epoca in cui scrivevano: lo svizzero tedesco, naturalizzato americano, Ciriacy-Wantrup, che ancora negli anni Cinquanta osservava che vi sono nel mondo molti esempi di proprietà comuni che sfuggono al destino preconizzato da Hardin, come ad esempio le foreste e i pascoli alpini. Distingueva appunto le “common pool resources” (res communis omnium) dai “free goods” (res nullius): nel primo caso, pur in assenza di un’entità che possa vantare diritti di proprietà esclusivi, a fare la differenza è l’esistenza di una comunità, l’appartenenza alla quale impone agli individui certi diritti di sfruttamento del bene comune, ma anche determinati doveri di provvedere alla sua gestione, manutenzione e riproduzione, sanzionati dalla comunità stessa attraverso l’inclusione di chi ne rispetta le regole e l’esclusione di chi non le rispetta.

 

Continua a leggere l'articolo.

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva

Autore: Marco de' Francesco

Fonte: industriaitaliana.it

Fisica quantistica, Dna artificiale, estinzione delle app. Sono già in vista i nuovi traguardi sul percorso di sviluppo “democratico” dell’ Intelligenza Artificiale by Microsoft. Sempre più pervasiva, già oggi popola gli “storici” prodotti dell’azienda di Redmond e si fa strada nella manifattura. Le case histories di Uber, ABB, Coca-Cola, McDonald’s, Europ Assistance, CNH Industrial. Parla Fabio Moioli.
 

Con un po’ di ottimismo, il noto inventore e saggista americano Ray Kurzweil l’aveva messa così, tempo fa: «L’intelligenza artificiale raggiungerà i livelli umani intorno al 2029. Continuate a seguirla, per esempio, fino al 2045: avremo moltiplicato l’intelligenza, quella della macchina biologica umana della nostra civiltà, per un miliardo di volte». Ora, forse non andrà così. Forse occorrerà più tempo. Ma è senz’altro vero che l’intelligenza artificiale – costituita da algoritmi, sempre più complessi e strutturati per consentire alle macchine di realizzare meglio delle persone attività tipicamente umane – si sta rendendo protagonista di un’evoluzione impressionante.


Tre leve l’hanno resa davvero performante: la disponibilità di estreme potenze di calcolo, la crescita esponenziale dei dati da analizzare e algoritmi e reti neurali in grado di apprendere sempre di più e sempre meglio. E il quadro che si sta delineando prevede sviluppi per ognuno di questi fattori: la miniaturizzazione estrema dei chip, a livelli di fisica quantistica; l’utilizzo di Dna artificiale per lo storage e quello di nuovi algoritmi. Un’occhiata sul futuro prossimo, questa, data dal Direttore Divisione Enterprise Services di Microsoft Italia Fabio Moioli, nel contesto di una giornata della Microsoft Digital Week – la sette giorni di Milano dedicata alle soluzioni per il Digital Business – interamente dedicata all’AI. È emerso che Microsoft ha cambiato mission: non più un pc per ogni scrivania, ma la democratizzazione dell’intelligenza artificiale. Che il colosso americano inserisce a piene mani nei tradizionali cavalli di battaglia: Excel, Word, Powerpoint. E che diventa elemento strategico di progetti in partnership con giganti di altri settori: Uber, ABB, Coca-Cola, McDonald’s, CNH Industrial e altri. E che Microsoft, grazie ai suoi partner, diffonde in aziende più piccole.

 

Continua a leggere l'articolo.

Chi siamo

L’associazione culturale “Risorse”, il cui sottotitolo è “per capire meglio l’economia”, intende rispondere a questa crescente aspettativa dei cittadini, che, di fronte a una crisi prolungata, avvertono la necessità di comprendere davvero. Non si tratta quindi di soddisfare soltanto un bisogno puramente culturale, bensì anche vitale.

 

Con le nostre iniziative offriremo un percorso culturale in materia socio economica, rivolto a cittadini non specialisti I tempi ci paiono maturi per rendere più accessibile e “democratico“ il sapere economico. Così potrà uscirne valorizzato anche il senso di “cittadinanza”.

© 2016 RISORSE. All Rights Reserved. Designed By Mauro Manzoni