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Crescita e moneta unica: il paradosso della politica fiscale

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di Jan A. Kregel

La moneta unica europea, proposta originariamente nel Rapporto Werner pubblicato nel 1970, fu introdotta infine nel 1999 a supporto dell’Atto Unico Europeo (1987). Le proposte di Werner furono formulate nel contesto globale del sistema di cambi fissi di Bretton Woods che era in piena disintegrazione al tempo in cui il Rapporto fu pubblicato. Nonostante le difficoltà di gestione del cambio incontrate all’interno dei cosiddetti “serpenti monetari nel tunnel” (dopo il tramonto di Bretton Woods) la Comunità Economica Europea rimase ferma nella sua intenzione di introdurre l’equivalente di un sistema di cambi fissi, reso irreversibile attraverso una moneta unica, emessa da una autorità monetaria sovranazionale in un mondo di cambi di cambi variabili. La moneta unica fu così una novità per due aspetti, l’adozione di un sistema irreversibile interno di cambio fisso in presenza di un sistema internazionale di cambi variabili, che eliminava così l’aggiustamento del cambio per le relazioni commerciali dei i singoli stati membri rispetto al resto del mondo1, e una moneta emessa da una istituzione senza nessuna connessione diretta con un governo nazionale o bilancio di governo2, che con ciò eliminava una diretta connessione tra la creazione di liquidità e la politica fiscale governativa. Di fatto, questo problema fu risolto sottomettendo la politica fiscale alla moneta unica attraverso il Protocollo alla Sezione 104 del trattato di Maastricht.

Tuttavia l’eliminazione dei cambi bilaterali per le monete nazionali non eliminò l’impatto dei cambi sulle performance dei singoli stati a causa di variazioni del cambio della moneta unica di fronte alle altre monete dei partner commerciali internazionali, che invece fluttuavano. Al contrario, ciò rese uniforme l’impatto delle variazioni del cambio della moneta unica per tutti gli stati membri, anche per quelli che erano ancora lontani dall’aver raggiunto la convergenza economica. Così, però si aveva un impatto differenziato sulle condizioni della produzione nazionale a causa delle differenze nella struttura produttiva nazionale e nelle strutture del commercio estero degli stati membri. Proprio come una politica monetaria uniforme avrebbe un impatto differente attraverso i paesi a seconda della loro particolare condizione economica, variazioni uniformi nel tasso di cambio avrebbero un impatto differente sui paesi, che sarebbe largamente indipendente dalle condizioni economiche nazionali. Allo stesso modo variazioni nelle preferenze di investitori per azioni denominate in dollari US, o variazioni nei flussi globali di capitali potrebbero produrre impatti negativi o positivi nei saldi della bilancia commerciale indipendentemente dalle esigenze della politica nazionale.

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L’associazione culturale “Risorse”, il cui sottotitolo è “per capire meglio l’economia”, intende rispondere a questa crescente aspettativa dei cittadini, che, di fronte a una crisi prolungata, avvertono la necessità di comprendere davvero. Non si tratta quindi di soddisfare soltanto un bisogno puramente culturale, bensì anche vitale.

 

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