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La scatola nera delle dichiarazioni della BCE e della Commissione su deficit e debito

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Autore: Roberto Romano

Il giorno 13 settembre 2018, forse, sarà una data da ricordare. La Commissione Europea (CE) e la Banca Centrale Europea (BCE) manifestano tutte le loro perplessità circa le difficoltà economiche europee e ancor di più “condividono” il loro disagio circa la tentazione di molti Paesi (Italia) nel deviare dal percorso di rientro dal debito e dall’indebitamento pubblico.

L’Europa vive una fase di transizione progettuale; il Fiscal Compact è decaduto e la discussione su come e se inserirlo nei Trattati europei entra nel vivo. Inoltre, l’autunno è la stagione della pianificazione finanziaria dei bilanci pubblici e, spesso, la politica nazionale delinea delle misure che possono “compromettere” la sostenibilità finanziaria europea deviando dalla così detta austerità espansiva. L’attenzione della CE e della BCE, quindi, cresce e cerca di condizionare le politiche degli Stati membri. Ma questa volta c’è qualcosa di nuovo e inedito. Poco prima di queste dichiarazioni, il Ministro per gli Affari Europei italiano – Paolo Savona – invia alla CE un documento molto importante: Una politeia per un ‘Europa diversa, più forte e più equa. Sebbene in molti snobbano il documento, in realtà, è rilevante perché rappresenta il punto di vista del governo sulle politiche europee e, nel contempo, delinea delle policy che mettono al centro della discussione la domanda aggregata e non le riforme dal lato dell’offerta. Il richiamo ai padri fondatori dell’Europa e all’amico Azelio Ciampi, con cui ha condiviso una stagione di governo, colloca le proposte italiane di riforma della CE nel campo del riformismo liberale. Inoltre, è un contributo richiesto dalla CE nell’ambito della revisione del Fiscal Compact. Quindi la CE non può eludere il tema. La CE, inoltre, avrebbe dovuto insediare una commissione di valutazione dei criteri economici sottesi al Fiscal Compact - proposta dell’ex Ministro Padoan -, ma i lavori di revisione dei modelli sono stati rallentati. Al momento non è nemmeno presa in considerazione la possibilità di adottare i modelli OCSE che sono decisamente meno rigidi di quelli europei. La puntualizzazione dei principali “gendarmi” europei, quindi, non è sorprendente: in gioco c’è la politica economica nel suo insieme.
Per comprendere cosa si cela dietro la scatola nera delle dichiarazioni pubbliche di BCE e CE dobbiamo innanzitutto riprendere fedelmente le dichiarazioni dei diretti interessati.

Partiamo dalle note ufficiali. Mario Draghi sostiene che: “L’attuazione delle riforme strutturali nei paesi dell’area dell’euro va considerevolmente accelerata per consolidare la capacità di tenuta, ridurre la disoccupazione strutturale e rafforzare la produttività e il potenziale di crescita dell’area”. Pierre Moscovici sottolinea quanto segue: “Per l'Italia ridurre il debito pubblico è nel suo stesso interesse. Chi pensa che si possano rilanciare gli investimenti aumentando il deficit, dice una bugia”. Naturalmente la documentazione è più ampia, ma i punti politici sono particolarmente espliciti e non lasciano molti dubbi sugli obbiettivi economici europei: 1) sostenibilità dei conti pubblici come da Fiscal Compact (mai nominato); 2) riduzione del debito e dell’indebitamento; 3) l’Italia ha già beneficiato di flessibilità; 5) le politiche devono far crescere il PIL potenziale.

La particolarità del documento di P. Savona è legata alla sua struttura. In particolare colloca l’Europa dentro la Storia e non dentro modelli econometrici. L’Europa è vista come una istituzione del capitale che ha smarrito il suo ruolo, e deve essere riformata all’interno, almeno, dell’economia del benessere: si avverte la necessità di un bilancio pubblico europeo, di una riforma fiscale all’altezza della sfida europea, di assegnare alla BCE il ruolo di Lender of last resort, la necessità di riappropriarsi della golden rule, ovvero lo scorporo degli investimenti pubblici nella valutazione dei bilanci pubblici, verificando con attenzione i moltiplicatori.

Se scorriamo con attenzione l’analisi e le proposte di Savona, sono quelle che alcuni economisti hanno proposto. Il riferimento obbligato è l’appello “Superare il Fiscal Compact per un nuovo sviluppo europeo” – 7 dicembre 2017 -, ascoltato da pochi e discusso ancor meno.

La BCE e la CE hanno voluto ricordare a tutti che l’Europa deve avere un progetto comune. Sebbene quasi tutti concordano sulla finalità del progetto, il documento Savona e del governo italiano, delinea un progetto comune europeo fondato sugli obbiettivi storici della stessa Europa. Vale il monito di Ciampi ricordato da Savona: “il Presidente della Repubblica italiana Carlo Azeglio Ciampi, che ha ripetutamente detto che l’architettura europea era affetta da “zoppia”, mancava di unione politica, della messa in comune delle sorti dei cittadini dell’Unione. Un principio elementare per la sopravvivenza legale, non solo economica, di una moneta comune”.

 

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